Personaggi

Clemente VIII Aldobrandini (1592–1605),

E' incoronato papa il 30 gennaio 1592.
In politica estera riesce a mantenere pace e la stabilità, sia in Italia che in Europa, grazie alla riconciliazione con Enrico IV di Borbone, riassumibile nella celebre frase del re francese: «Parigi val bene una messa», e all’intesa con la Spagna.
Sul fronte interno la sua più grande preoccupazione è quella di mantenere sempre alta l’autorità della Santa Sede conducendo una vita esemplare sotto il profilo spirituale. Del rigore con cui applica le leggi contro la criminalità e quelle del Sant’Uffizio contro le eresie sono testimonianza i due famosi processi che si concludono con la decapitazione della giovane Beatrice Cenci, l’11 settembre 1599 a piazza di Ponte, e con la condanna al rogo del filosofo domenicano Giordano Bruno, arso vivo il 17 febbraio 1600 a Campo de’ Fiori.
Si tratta di esecuzioni esemplari legate al clima della Controriforma, la cui ‘vittoria’ fu sancita da Clemente VIII con il Giubileo del 1600. Per l’occasione commissionò grandiose decorazioni destinate ad abbellire le due basiliche maggiori: San Giovanni in Laterano e San Pietro. Fra i molti artisti attirati a Roma è Caravaggio, che raggiunge in quegli anni la capitale pontificia.

Beatrice Cenci (1577–1599)

Fu decapitata l’11 settembre 1599 nella piazza di Ponte Sant’Angelo, insieme con il fratello Giacomo e la matrigna, Lucrezia Petroni.
L’8 settembre 1598 i tre avevano fatto uccidere il padre di Beatrice e di Giacomo, Francesco Cenci, nella rocca di Petrella Salto nel Regno di Napoli, dove due sicari lo colpirono a martellate. In quella rocca Francesco aveva relegato figlia e moglie sottoponendole a una prigionia privata e alle sue malversazioni.
Nel 1594 Francesco era stato condannato, con motu proprio di Clemente VIII, al pagamento di 100.000 scudi dopo un processo per sodomia e aggressioni. La perdita della cifra pagata, colossale, aveva portato la famiglia alla definizione di uno scontro interno che tra le sue conseguenze ebbe la prigionia delle donne. All’omicidio seguì un lungo e tragico processo di cui fu protagonista la giovane Beatrice, divenuta presto eroina in città.
La sua decapitazione fu seguita da molte migliaia di persone lungo le strade e nella piazza dell’esecuzione.
Il fascicolo del processo fu distrutto negli anni Trenta dell’Ottocento, ma uno zelante impiegato del Vicariato, che lo conservava, fece due copie integrali delle circa mille carte. Una di queste copie è conservata dall’Archivio di Stato di Roma.

Giordano Bruno (1548–1600)

Il grande filosofo accusato di eresia per avere scritto, insegnato e divulgato la sua dottrina sull’unità e infinità dell’universo e sull’immanenza di Dio, fu arrestato a Venezia nel 1592 dopo la denuncia di Giovanni Mocenigo, che lo ospitava in casa sua, poi processato a Roma dal Sant’Uffizio e condannato al rogo dopo un processo durato circa otto anni.

Come per tutti i condannati a morte fu anch’egli confessato e “confortato” dai confratelli dell’Arciconfraternita di San Giovanni decollato, che la notte precedente l’esecuzione sollecitavano ai condannati il loro pentimento, che nel caso di Bruno fu la richiesta di un atto di abiura delle sue convinzioni. La trascrizione del colloquio,  esposta nella Mostra, è insolitamente breve, perchè, come affermano i confratelli, «finalmente stette sempre nella sua maledetta ostinatione aggirandosi il cervello e l’intelletto con mille errori et vanità».