Mostra digitale su Giuseppe Gioachino Belli Impiegato nell'amministrazione pontificia (1807-1845), a cura di Marina Morena

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GG-Belli-ritratto_4L’Archivio di Stato di Roma vuole  unirsi alle celebrazioni. che vedono coinvolte altre importanti istituzioni,  e rendere  omaggio al grande poeta Giuseppe Gioachino Belli (1791-1863) in occasione del 150° anniversario della scomparsa. 

Come ? Nel modo che gli è più consono: attraverso i documenti.

Nel grande patrimonio conservato dall’Istituto romano sono stati infatti rintracciate carte che aiutano a far luce su alcuni aspetti della vita e delle idee di Giuseppe Gioachino Belli.

Questi documenti, essendo conservati negli archivi dell'amministrazione pontificia, hanno esclusivamente  un carattere amministrativo e riguardano la carriera di Giuseppe Gioachino Belli, in quanto impiegato statale dell’amministrazione pontificia.

A questa tipologia se ne aggiungono altri non meno interessanti.

Tra il '52 e il '53 Belli ebbe infatti  la carica di censore per la morale politica: in tale veste espresse giudizi su melodrammi di Verdi e di Rossini, tragedie di Shakespeare, commedie di E. Scribe (etc), che dovevano essere rappresentate nella Roma pontificia .

Anche queste carte, che portano la sua firma,  contenenti le critiche ai copioni di testi teatrali, redatte nel ruolo di severo censore teatrale, sono conservati presso l'Archivio di stato di Roma.

In tale modo, accanto alla figura del grande poeta romano che tutti conoscono ed ammirano, questo materiale lascia intuire aspetti non meno interessanti del Belli uomo.

Proprio per ricordare Giuseppe Gioachino Belli, nel 150° anniversario della sua morte avvenuta a Roma il 21 dicembre 1863,  è in atto una ricerca su questi documenti, che prevede la loro digitalizzazione e infine la creazione di una mostra virtuale dal titolo: Giuseppe Gioachino Belli nell'Archivio di Stato di Roma.

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Il grande poeta romanesco Giuseppe Gioachino Belli è stato per vari periodi impiegato nell’amministrazione pontificia e come tale ha svolto vari ruoli in una carriera che sicuramente si può definire tutt'altro che regolare.

Ed è proprio questa sua appartenenza al mondo dei dipendenti  pubblici che collega Giuseppe Gioachino Belli all’Archivio di Stato di Roma.

Fra la documentazione che questo Istituto ha il compito di conservare, precisamente nell'archivio della Direzione generale del Bollo, registro, Ipoteche e tasse riunite che aveva sede a Roma,  c'è il fascicolo personale di Giuseppe Gioachino Belli,  che raccoglie la pratica relativa alla sua richiesta di pensione, presentata il 6 novembre 1844.

Grazie a queste carte si può ricostruire la carriera dell' impiegato  Belli, dall'anno 1807 all'anno 1845, e ricomporre  così il puzzle costituito dal curriculum del Poeta romano, che per mantenersi, a causa dello stato di miseria in cui si ritrovò dopo al morte dei genitori e anche in altri difficili periodi della sua vita, ebbe sempre  il miraggio del posto fisso.

E nel Belli impiegato dell’amministrazione pontificia  si possono ritrovare tematiche ancora oggi vive nella pubblica amministrazione: quali l'assenteismo, il poco attaccamento al lavoro monotono e mal pagato del dipendente pubblico, vissuto come un obbligo, ma comunque ambito perché fisso. E parallelamente l’emergere di un mondo fatto di personaggi influenti, a cui doversi rivolgersi per ottenere una raccomandazione,  indispensabile in quell’epoca per arrivare all’ambito posto fisso.

A tutte le debolezze mostrate nell’organizzazione dei dipendenti pontifici, già in campo nel periodo di Belli, la nuova amministrazione italiana, dopo il 1870, cercherà di porre rimedio. Ma il cammino fu lungo e irto di ostacoli..in parte non ancora superati.

Scrivono di noi

Articolo "Belli, il sogno della pensione"di L. Larcan su "Il Messagero"  del 10-02-2015

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