Per non dimenticare. L'applicazione delle leggi razziali nelle carte della Prefettura di Roma

Telegrammi uniti bis

Con l’emanazione del regio decreto-legge n. 1728 del 17 novembre 1938, “Provvedimenti a difesa della razza italiana”, prendeva forma quel corpus normativo noto come “leggi razziali” che, tra il 1938 e il 1945, aveva l’obiettivo dichiarato di limitare le attività professionali, economiche e sociali degli ebrei italiani e di renderli cittadini di rango inferiore. Il decreto legge, considerato la “magna charta del razzismo italiano” si basava sui principi affermati dalla “Dichiarazione della razza” formulata a ottobre dal Gran Consiglio ed espressi nel “Manifesto della razza” redatto a luglio dagli scienziati italiani. Furono vietati i matrimoni misti per preservare la purezza della razza italiana: gli ebrei infatti non appartenevano a quest’ultima perché privi di caratteri europei. Si decise l’espulsione degli ebrei stranieri dal territorio nazionale, l’esclusione di quelli italiani dalla sfera pubblica e statale, l’allontanamento dei docenti e studenti ebrei dalle scuole e dalle università, l’interdizione all’esercizio di alcune professioni e limitazioni nelle proprietà immobiliari e aziendali.
Nel corpus normativo si possono individuare due specifiche categorie di disposizioni: da un lato le norme prettamente legislative che introdussero i divieti imposti ai cittadini ebrei, dall’altro invece una serie di disposizioni amministrative che non solo furono volte all’applicazione concreta delle prime ma, in alcuni casi, prescrissero in aggiunta misure ben più stringenti per gli ebrei perseguitati. Infatti, la legislazione antiebraica venne accompagnata da specifici provvedimenti, di natura complessa e articolata, e seguita da un’innumerevole quantità di circolari amministrative che sono state definite come «l’aspetto dinamico della persecuzione».


Circolare biblio rid.È noto che attraverso tali circolari amministrative gli ebrei furono colpiti da ingiustizie di ogni genere e vennero loro vietate le più svariate attività. Maggiormente colpite furono quelle in campo economico, come ad esempio il divieto di lavorare nell’industria alberghiera, il commercio di oggetti preziosi, di arte e di antichità. Ancora, erano vietati la fabbricazione e la detenzione d’armi, il conseguimento del brevetto di pilota civile, l’essere titolari di agenzie di viaggio e turismo, di affari e di pubblicità, di esporre modelli, amministrare stabili, lavorare come corrieri, custodi e portieri. Era preclusa inoltre qualsiasi attività culturale, come l’iscrizione a sodalizi per la protezione di animali e l’accesso alle biblioteche pubbliche. Ancora, ad essi erano vietati il possesso di apparecchi radio, la partecipazione a vendite all’asta, persino di accedere ai luoghi di villeggiatura e alle terme o di avere il proprio nominativo negli elenchi telefonici. A costoro non era permesso neppure aprire o frequentare scuole di ballo. Gli ebrei vennero così colpiti non solo nei loro mezzi di sostentamento, ma anche nelle loro relazioni sociali e interpersonali e privati della propria dignità morale.

L’applicazione concreta di tali disposizioni venne affidata alla Direzione generale per la demografia e la razza che è stata definita come il «cervello e la centrale operativa dell’intera politica antiebraica». Ufficialmente istituita nel settembre del 1938 in qualità di «sezione specializzata del Ministero dell’interno» la Demorazza (così veniva chiamata l’organo del Ministero) divenne operativa in realtà già il 17 luglio dello stesso anno, quando subentrò all’Ufficio centrale demografico del Ministero dell’Interno. Tra le prime iniziative della nuova Direzione, la più importate fu quella di realizzare un censimento di tutti gli ebrei presenti in Italia, con la supervisione del sottosegretario Guido Buffarini Guidi e la guida dell’antropologo Guido Londra. Dal censimento risultarono residenti in Italia 58.412 ebrei (con almeno un genitore ebreo), di cui 48.032 italiani e 10.380 stranieri., appena l’1,1 per mille della popolazione complessiva. Tale operazione fu propedeutica all’applicazione delle leggi razziali perché permise l’individuazione delle persone e categorie soggette poi ai vari divieti.La Demorazza ebbe un ruolo centrale nell’attuazione dei provvedimenti antisemiti – tra i compiti principali vi era appunto l’accertamento razziale - e trovò nelle Questure e nelle Prefettura del Regno validi alleati per il controllo del territorio. Tra la fine degli anni Trenta e i primi del Quaranta sono emanate nuove disposizioni dalla Demorazza sotto forma di circolari, telegrammi e note che precisano le modalità di applicazione delle leggi razziali.

Ed è proprio dalla documentazione della Prefettura di Roma, conservata presso l’Archivio di Stato di Roma, che è possibile ricostruire con sufficiente precisione le attività svolte in questo ambito e in particolare nell’archivio del Gabinetto della Prefettura nella serie “Categoria 34/6 Razza-Ebrei”, riguardante le decisioni stabilite dalla Direzione generale per la demografia e la razza in applicazione della legislazione razziale. Le numerose note e circolari telegrafiche ricevute dalla Prefettura di Roma sono la testimonianza ancora viva e diretta della strategia persecutoria e sempre più oppressiva che le autorità stavano mettendo in atto contro la popolazione ebraica italiana e in particolare contro la comunità ebraica romana. Durante gli anni Quaranta le condizioni di vita degli ebrei romani divennero infatti sempre più precarie a causa delle numerose interdizioni. Grave fu la decisione del Ministero dell’interno di ritirare la licenza ai cenciaoli e ai robivecchi ebrei, che nella capitale rappresentava una percentuale rilevante (75%).  Dopo l’8 settembre del 1943, con la caduta del Fascismo e l’inizio dell’occupazione tedesca tutti gli ebrei diventano cittadini stranieri in guerra con l’Italia: la circolare del 1 dicembre del Ministero dell’interno dà inizio al loro trasferimento nei campi di internamento (come quello di Fossoli), dai quali saranno poi deportati in quelli di concentramento in Germania e Polonia. Oltre all’internamento, una parte della popolazione romana è soggetta anche alla precettazione e avviata a umili lavori di scavo e pulitura di argini del Tevere e interventi stradali. In questo periodo si scrive il capitolo più tragico della storia degli ebrei a Roma caratterizzato dai rastrellamenti e dalle deportazioni compiute dai tedeschi dal 16 ottobre del ‘43 al maggio del ‘44.

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Testo elaborato dalla tesi di Laura Principe, “Il censimento della razza nelle carte conservate presso la Prefettura di Roma (1938-1944), Roma, A.A. 2019-2020.